Effetti dei colori artificiali sulla pelle e sulla salute

19 Dicembre 20197min1690

 

I tessuti sono la nostra seconda pelle. Gli abiti che ogni giorno indossiamo hanno senza dubbio lo scopo di coprire e proteggere il nostro corpo ma sono anche l’espressione del carattere, della personalità, dello stato d’animo e del modo di essere di ognuno di noi. I tessuti a disposizione sul mercato, sia a base di componenti naturali che sintetici, sono molteplici: cotone, lana, seta, nylon, lino, cellulosa, poliestere, etc. ma tutti comunque interagiscono con la cute e in alcuni casi possono provocare l’insorgenza di problematiche cutanee ed in generale per la nostra salute. Dai risultati di recenti studi sull’argomento è emerso che molte malattie dermatologiche sono causate proprio dal contatto con il vestiario. La causa è quasi sempre imputabile ad alcune sostanze chimiche utilizzate durante i processi di lavorazione, che (se non ben controllate o di qualità) possono risultare tossiche e pericolose per l’individuo oltre che per l’ambiente. Tali sostanze, benché utilizzate durante la produzione (lavorazione e colorazione finale dei capi di abbigliamento) talvolta permangono sui tessuti che compongono gli abiti che acquistiamo ed in questo modo vengono a contatto con la pelle e gli annessi, causando patologie cutanee come ad esempio dermatite da contatto (irritativa o allergica) o favorire l’insorgenza di altre malattie connesse al contatto continuativo con questo tipo di sostanze che possono rivelarsi irritanti, tossiche, cancerogene, interferenti/distruttori endocrini, mutagene o tossiche per la riproduzione. Tra queste compaiono, ad esempio, formaldeide, coloranti, e ftalati, che possono essere pericolose se assorbite attraverso la pelle. Per tale motivo esistono norme europee che ne regolamentano l’utilizzo. Ma questi limiti non coinvolgono i prodotti tessili fabbricati nei paesi extraeuropei come quelli asiatici, che molto spesso si trovano a più basso costo nei canali di vendita non ufficiali, come le bancarelle del mercato. Le sostanze chimiche maggiormente coinvolte nella sicurezza d’uso dei tessuti sono i coloranti, impiegati per impartire alle fibre tessili una colorazione diversa da quella originale attraverso reazioni chimiche tra il colorante ed il substrato da colorare. Le sostanze coloranti possono essere classificate in naturali e artificiali. I coloranti naturali venivano usati già nell’antichità, generalmente di origine animale come ad esempio il “rosso cocciniglia” ottenuto dalla polverizzazione degli esemplari femminili di un insetto appartenente alla famiglia Coccoidea, o vegetale come il color indaco, ottenuto dalle piante del genere Indigofera, leguminosa di origine africana. I coloranti artificiali o sintetici, il primo dei quali fu scoperto nel 1856 dall’inglese William Henry Perkin, vengono ottenuti invece attraverso processi chimici e sono oggi molto più utilizzati rispetto ai coloranti naturali in quanto più economici e più veloci da ottenere. La maggior parte dei coloranti contenuti nei capi di abbigliamento sono “azoici” (ovvero caratterizzati dalla presenza di uno o più gruppi cromofori azoici –N=N–). Vengono prodotti chimicamente a partire da ammine aromatiche, e alcuni enzimi e/o batteri cutanei possono indurre una scissione di questi coloranti con conseguente rilascio e penetrazione nell’organismo di ammine aromatiche (ad esempio benzidina e toluidina), sostanze considerate cancerogene. Per questo motivo l’Unione Europea nel 2002 ha emanato una Direttiva con la quale ha proibito 22 ammine aromatiche e di conseguenza ha vietato l’impiego di tutti i coloranti azoici in grado di rilasciarle (DIRETTIVA 2002/61/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 19 luglio 2002). Oltre a quanto sopra specificato, certamente non tutti i coloranti sono correlati all’insorgenza di effetti avversi. Nello specifico quelli più a rischio sono i coloranti appartenenti al gruppo definito “dei dispersi” (il nome deriva dalla modalità di tintura della fibra, per dispersione): in acqua non tendono a sciogliersi bensì a disperdersi e per questo creano legami stabili con le fibre naturali mentre si legano meno stabilmente con le fibre sintetiche. Inoltre, essendo liposolubili sono affini alle sostanze grasse e possono essere quindi più facilmente assorbiti attraverso la cute, aumentando talvolta il rischio di insorgenza di allergie e sensibilizzazione, soprattutto nei soggetti più predisposti. Alcuni coloranti appartenenti alla categoria dei dispersi, sono stati elencati ed identificati come potenzialmente allergenici e possono essere tutt’oggi presenti sul mercato soprattutto nei capi tessili importati da paesi asiatici. La pericolosità dei coloranti è inoltre dovuta al fatto che alcuni di loro possono contenere sostanze rischiose come i metalli pesanti (Cadmio, Piombo, Mercurio, Cromo VI e nichel), notoriamente molto tossici per l’organismo. Onde evitare spiacevoli e pericolose conseguenze, è bene non fidarsi alla cieca dei tessuti con colori sgargianti, dei prezzi troppo bassi e dell’offerta di capi di abbigliamento privi di etichetta. Questa infatti deve riportare obbligatoriamente la composizione con espressa dichiarazione della/delle tipologia di fibre presenti nel capo di abbigliamento. Inoltre è buona norma lavare sempre gli abiti dopo l’acquisto e prima di indossarli perché con il lavaggio da un lato il tessuto “scarica” i componenti estranei alla fibra di tessuto (coloranti in eccesso, appretti, etc.), dall’altro come norma igienica primaria si evita il contatto con eventuali particelle di sporco e/o microrganismi residui da ambienti non controllati o di “ospiti” che nella filiera hanno toccato o provato il capo di abbigliamento, specialmente nel caso di biancheria intima.